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Titolo: Le carezze che ti stanno meglio PRIMO TEMPO
Autor : Giusi-poo
Persoaggi originali, miei e basta!!!
Rating: contiene slash
Trattasi di storia di fantasia non finalizzata al lucro. I commenti sono quanto mai graditi.
9.00 P -Ymc pub
Berkeley (Califorina)
Settembre o giù di li
“Quello ti sto per dire è incredibile, non ci crederai.” “Spara.” “Mi devo mettere l’apparecchio.” “Cosa?! l’apparecchio?” “Già quell’affare ai denti che ti mettono quando sei un ragazzino! Cristo ho diciannove anni, cazzo” Robin rifletté, per poi parlare ad altra voce: “Figurati. Bello come sei non fa alcuna differenza” B.F, che stava per big feet (grandi piedi) non rispose ma si guardò intorno come per cercare qualcosa, o qualcuno? Quel soprannome se l’era guadagnato sul campo. Era molto alto, superava all’incirca il metro e novanta. Giocava a basket, ma i compagni, tutti molto più abbronzati di lui, lo prendevano in giro per l’andatura dinoccolata. Colpa dei piedi enormi. Così Cameron, a dodici anni circa, era diventato per tutti B.F., persino suo padre, di tanto in tanto, lo chiamava così. “Perché diavolo dovresti mettere quella ferraglia tra i denti?” ”Non l’ho capito, so solo che mia madre mi ha costretto con la forza ad andare dal dentista, sembra che la mia mandibola abbia qualcosa di sbagliato, e se non mi metto l’apparecchio soffrirò di emicranie persistenti!” ”Cazzo amico! Il mal di testa è una brutta rogna credimi! Un’amica di mia madre ha iniziato a farsi di crack per colpa del mal di testa!” “Già bella roba! E se durante un’azione me lo spaccano?” “Che ti frega, ricchi come sono i tuoi te ne compreranno subito un altro.” Robin si pentì subito di quello che aveva detto. Non voleva apparire invidioso. Lui, a Berkeley c’era arrivato per meriti sportivi. Era campione nazionale di canottaggio. Si erano conosciuti quando erano ancora matricole e ora centralizzavano un’intricata rete di amicizie delle più svariate. Il campus era il loro mondo. Le ragazze la loro unica ossessione. Per l’appunto, Robin, quando voleva fare lo spiritoso, indossava una T-shirt con scritto sul davanti: The girls are my only point weak. Samantha Deen fece il suo ingresso. Prendendosi subito lo scettro di più carina del locale, era una cheerleader, anzi: la più carina delle cheerleader. Come al solito ignorò Robin, come di consueto cercò di attaccare bottone con B.F. “Ciao.” “Ehi bellezza” “Le mie amiche ed io stiamo andando ad una festa, venite?” Grandipiedi si guardò attorno nuovamente alla ricerca di qualcosa (o di qualcuno) che puntualmente non trovava. “Ok perché no! Tanto non siamo ancora abbastanza sbronzi per tornare a nanna, giusto Rob?” “Giusto amico” ma persino Robin quella sera, sembrava avere la testa da tutt’altra parte.
10.00 PM
Villa dei genitori di Nancy Richimond
I genitori di Nancy Richimond, una delle migliori amiche di Samantha, erano all’estero. Ottima scusa per i loro figli di fare baccano. B.F. già sbadigliava. “Amico che intenzioni hai con Samantha? Quella non ti stacca gli occhi dal pacco, lo hai notato?” L’altro sospirò mestamente. “Lo sai che non mi piacere rimestare il biscotto dove ho già intinto.” “Che fottuta fortuna che ti sei sbattuto una così! Ha delle poppe strepitose e non solo quelle…” ma l’amico non lo ascoltava più, il suo sguardo era stato rapito. Robin attaccò bottone con una tipa nuova. B.F riuscì ad eludere le attenzioni della padrona di casa. Una sedia lasciata vuota esercitava su di lui un’attrazione inesorabile. Da quella distanza dovrebbe vedermi…Si sentì uno sciocco ma alla fine arrivò a sedersi proprio dove si era auspicato. Di fronte a lui il tavolo delle bevande. Alcuni ragazzi stavano nuotando in piscina. Tutto sembrava filare liscio. Tutti si divertono alla grande. La musica assordante, un nenia hip hup, non la sentiva più, né il chiacchiericcio, né il tacchettio sul selciato. I suoi occhi erano stati completamente travolti da un altro paio d’occhi azzurri come l’oceano. Cazzo mi ha visto e sta venendo da me! B.F. osservò interdetto il ragazzo sorridente che gli stava venendo incontro. Portava in mano il bicchiere. Mentre stavano per salutarsi, Samantha piombò tra loro. Era già mezza ubriaca tanto che non si accorse del giovane che giungeva alle sue spalle. Con una manata fece cadere il vino. Il liquido si riversò sui pantaloni del giovane seduto. “Oh cazzo mi dispiace B.F sono proprio una frana!” enunciò la ragazza. “Puoi dirlo forte” sentenziò. “Scusa mi dispiace” la voce di lei tremava come se fosse sul punto di scoppiare a piangere. “Veramente è colpa mia” la nuova voce lasciò entrambi sbigottiti. “Ma che dici tu non hai nessuna colpa!” asserì il giocatore di basket. “No, ha ragione Big, la colpa è la mia. Scusatemi, vado nel cesso a vomitare” e così dicendo la cheerleader si allontanò. “Cavolo, hai i pantaloni bagnati fradici!” “Non fa nulla è caldo, si asciugheranno in un baleno, certo puzzerò un po’ di alcol. Piuttosto che ci fai da queste parti?” Il giovane si osservò le dita prima di rispondere. “Oggi pomeriggio sono stato in sala montaggio e, come ti avevo promesso, sono passato a quel locale, il Ymc pub giusto?” “Giusto.” “Ma tu non c’eri.” “Lo so e…” “E poi mi hanno detto che eravate tutti a questa festa e così mi sono imbucato.” “Perfetto.” Si specchiarono nei reciproci sorrisi. B.F. si guardò intorno sperando che nessuno dei suoi amici lo raggiungesse. Ho voglia di restare solo con lui. Una fottuttissima voglia di restare solo con lui. “Come sta venendo?” “Le riprese?” “Esatto, hai detto che sei stato in sala montaggio oggi, giusto?” “Sta vendendo benissimo” Benjamin, questo il nome dell’interlocutore di B.F., frequentava l’ultimo anno all’ULCA. Stava facendo un cortometraggio ispirato alla squadra di basket, era così che circa dieci giorni prima, si erano conosciuti. Da quel momento avevano fatto di tutto per incontrarsi ma senza ammetterlo. Quella sera avevano concordato una specie di appuntamento, ma Cameron era stato bloccato prima da Robin e poi da Samantha. “Quando pensi che avrò un’anteprima?” domandò il cestista tremando un po’. “Presto, molto presto” timidamente Ben si sedette accanto a lui. Gli sfiorò il ginocchio con il suo. L’apollo del basket rabbrividì. “Sicuro che non hai freddo con i pantaloni bagnanti?” “Beh potrei pure passare al campus a cambiarli in effetti, non è tanto distante da qui” gli costò una fatica erculea aggiungere: “ti va di accompagnarmi?” “Certo”. Lasciarono la festa alla chetichella. Il cuore di Big Feet non smetteva di martellare. “Andiamo con la mia?” chiese Ben riferendosi alla macchina. “Per forza, sto con Robin.” “E non ti cercherà dopo?” “È il mio compagno di stanza” non era una risposta molto appropriata. Nella sua mente tutto era confuso. Quello che provava per lui, le sensazioni incredibili che gli dava quel tipo, non avevano eguali. Sto talmente bene con te che vorrei che questo viaggio in macchina non finisse più.
11.30 PM
Campus (Casa)
“Devo salire?” “Se ti va… così ti mostro la mia stanza.” Ben si guardò intorno incuriosito. L’occhio critico del regista non lo abbandonava mai. “Ti piace?” “Forte! Mi ricorda i tempi in cui vivevo anch’io al campus.” “E ora dove vivi?” “Con la mia ragazza” il playmaker si sentì come se gli avessero tirato un fusto di birra gelata in faccia. “Hai la ragazza?” “Già” gli occhi di Benjamin si allargarono mostrando le iridi intensamente azzurre. Era solo leggermente più basso di lui ma era lo stesso costretto ad alzare lievemente la testa per guardarlo negli occhi. B.F. voleva fingere di non essere sorpreso, ma non era semplice. Gli giravano all’idea che fosse fidanzato, e questo peggiorava la situazione. Che diavolo mi frega se ha una donna? Non sono certo affari miei. Rifletté. “Torniamo alla festa?” “Tu ce l’hai la ragazza Big?” chiese a bruciapelo. “Veramente no.” “Okay andiamo” e così dicendo gli sfiorò il braccio con la mano, quel tanto da gettare di nuovo nel panico lo sportivo.
10.00 AM
Bar dell’università
“Dove sei finito ieri sera? Ti cercavo, e ti cercava anche Susan, voleva chiederti scusa da parte di Samantha. Dice che ti ha tirato una birra sulle gambe, è vero?” “Ma quale birra! E non è andata esattamente così comunque era ubriaca, non la tollerò più.” “Amico, sei paranoico! Quella vuole solo essere sbattuta ogni tanto, che ti costa?” Cameron stentava a sopportare anche l’amico. Quella mattina era di cattivo umore. E per quanto facesse di tutto per eludere il pensiero, la conclusione era sempre la stessa. È fidanzato, cazzo e convivono persino! Lo faceva stare male l’idea di essersi invaghito di un ragazzo ma aveva superato quella fase, forse perché l’attrazione che provava per lui era talmente violenta da non ammettere dubbi. Non sono un finocchio, mi piace solo lui…diceva a se stesso nei suoi non rari sproloqui mentali. È lui che mi attrae come una calamita, cazzo! I suoi occhi, le sue belle labbra carnose, il suo sorriso e quel corpo da sballo! All’idea del fisico asciutto ma scolpito, ebbe un’erezione immediata. B.F non riusciva a pensare a qualcosa di altrettanto bello. Non era stato mai innamorato. Le ragazze gli piacevano, e pure parecchio, ma solo per scopare. Carne da macello. Nessuna gli aveva fatto provare anche solo una sfumatura di quello che provava per Ben. Dio mio sono cotto, sono veramente stracotto di lui. Non riesco a non pensare ad altro “Amico! Ci sei con la testa?” “Cosa c’è?” “È un quarto d’ora che ti parlo. Hai lo sguardo perso nel vuoto, si può sapere cosa c’è che non va?” “Non c’è niente che non va, tra poco ho lezione vado a ripassare in biblioteca” e così dicendo si allontanò.
7.00 PM
Camera
Le tue labbra sono così morbide da baciare e i tuoi capelli scuri risaltano ancora di più quei fantastici occhi chiari. Adoro quando li sgrani, ti fanno assomigliare ad un cucciolo che ha bisogno di protezione. Mi piace il tuo corpo perfetto, le spalle larghe, i fianchi stretti, le cosce possenti. Mi piace tutto di te. Cazzo… Big Feet rilesse quello che aveva scritto, dopo di ché, come d’obbligo, chiuse il file senza salvarlo. Sentì impellente l’urgenza di toccarsi. Se mi faccio una sega forse riesco a rilassarmi. Sempre se Robin non viene a bussare sul più bello! Gli sembrava osceno e indecente farlo pensando ad un uomo, ma aveva ancora nella testa la registrazione degli attimi vissuti insieme la sera prima. Le cosce che si sfiorano, la mano appoggiata distrattamente sulla sua spalla. Tutte le volte che si erano guardati negli occhi. Quegli occhi…Si adagiò sul letto. Si abbassò il costume. Se lo menò per cinque minuti fino a giungere all’orgasmo liberatorio. Dio che scherzi fa il destino, fino a due settimane schifavi a toccarti, abituato com’eri a sbatterti una ragazza diversa ogni sera. E poi tac! Un tizio arriva per fare delle riprese alla squadra, fa il carino e tutto quanto e te che fai? Ti masturbi pensando a lui? No, deve essere qualcosa che non va nel mio cervello. Magari qualcosa che ho mangiato a mensa. Effetti collaterali del cibo geneticamente modificato! Dovrei ricordarmelo per la prossima tesina di scienze. Benjemin gli piaceva in un modo che non riusciva né a capire né a spiegare. A spiegare a se stesso naturalmente. Non ne avrebbe parlato ad anima viva nemmeno sotto tortura.
11.00 PM
Barbecue sulla spiaggia
“Perché non hai portato la roba? Potevamo farci una canna.” “Me ne sono scordato, amico.” “Lo so, ultimamente hai la testa da un’altra parte, si vede. Hai persino smesso di scopare.” L’ultima frase lo turbò. Prima o poi lo capiranno tutti. Robin se n’è già accorto, ok devo darmi da fare. Tanto farsi una sega o scoparsi una bella gnocca non fa molta differenza, anzi a pensarci bene è molto meglio la seconda opzione. Si guardò intorno: c’erano alcune amiche di Susan che non aveva mai visto. “Ad esempio Robin, di quel gruppetto là chi mi consigli?” ”Grande amico! Ora sì che ti riconosco” sghignazzò il malandrino. Robin viveva di luce riflessa, tanto rimorchiava l’amico, tanto ne ricavava lui. “Ci sarebbe la cugina di Monica Broswosky quella con i capelli legati e le lentiggini, per me parlo. Mentre per mister spacca-fighe c’è la brunetta accanto a Donna Brown che non ti stacca gli occhi di dosso, te ne sei accorto almeno?” “Lo sai che preferisco quelle dal pelo biondo!” “Non metterti a fare il complicato, andiamo, scopiamo, e domani mattina, al momento dell’erezione mattutina, sarai di nuovo soddisfatto di te stesso.” “Parla per te amico, io sono sempre soddisfatto di me stesso!” Robin combinò con le ragazze. La brunetta che faceva gli occhi dolci a Cameron si rivelò una tipa scatenata. Parlava a voce alta e gesticolava di continuo. A notte tarda, la testa di B.F. cominciava a dolere. “Ti va di andare da me? Robin e Ester vanno a casa, potremmo andare tutti insieme ti va?” “Non perdete tempo voi di Berkeley vedo.” “Non è una questione di Berkeley, ci va divertirci a tutti e due stasera, no? Insomma di divertirci pacchetto completo, non dico solo le chiacchiere e il resto.” Big si rese conto che stava usando la tattica del cinico, era riservata alle ragazze estroverse e sicure di sé, quelle che con i discorsi smielati se la sarebbero data a gambe, o peggio, lo avrebbero deriso. “Cosa ti fa pensare che abbia voglia di fare sesso con te?” domandò la ragazza accendendosi una sigaretta. “Beh perché sono irresistibile!” lei ridacchiò. Poi avvicinò il suo sontuoso corpo fino a che gli inguini non si sfiorarono.”Non posso darti torto” si baciarono come da copione.
3.00 AM
Stanza
“Dio mio che ora è? È tardissimo!” Francine, la brunetta con la quale aveva intrapreso una tortuosa ginnastica sessuale, si svegliò di soprassalto. Dopo l’ennesimo orgasmo si erano addormentati, stretti nella cuccetta scomoda. “Non ti ho nemmeno chiesto dove studi” domandò più per educazione B.F., non era ancora riuscito nell’impresa di riaprire gli occhi. “All’ULCA” Big si riebbe dal torpore. “Veramente?” “Certo” rispose la ragazza ricacciando le gambe lunghe nei pantacollant. “Conosci mica un certo Ben? Volevo dire Benjemin Crow?” ”Benjemin Crow, il regista?” “Sì proprio lui” “Ma certo che lo conosco, è uno dei più bravi del mio corso. Ha vinto un sacco di premi per cortometraggi e stronzate simili. Un secchione, il contrario di me che odio tutto ciò che è inerente alla scuola. Ma tu com’è che lo conosci?” B.F. spiegò come si erano incontrati. All’idea di Ben, la notte di sesso scatenata con Francine assumeva toni prosaici. Sono un coglione. Mi sono fatto una ragazza dell’UCLA, magari si conoscono. E anche se fosse? Amico non sei tu quello fidanzato, puoi scoparti chi ti pare. Chiuse gli occhi, attese che la porta fosse richiusa. Ricadde in un sonno spiacevole.
3.00 PM
Allenamenti
“Muovi il culo B.F, se ti fai fregare la palla tutte le volte che provi ad affondare, ti spedisco in panchina” L’allenatore si rivolgeva raramente in toni così dissacranti nei suoi confronti. Ma Cameron quella notte aveva dormito pochissimo, e la sua testa era proiettata all’altrove. Il cuore sembrò uscirgli dal petto quando, tra i pochi spettatori stipati ad osservare l’allenamento, riconobbe il suo idolo. O mio Dio, è venuto per me? No, sicuramente no, sicuro centra qualcosa con il cortometraggio, ne sono certo. B.F lo salutò teatralmente. Altrettanto teatralmente si beccò una pallonata in pieno volto. Ben rispose al saluto sorridendogli. Quando il Coach decretò il rompete le righe, il playmaker si gettò ai suoi piedi. “Come mai da queste parti?” “Ti ricordi quella famosa sera che dovevamo cenare insieme?” “Più o meno” ma lo disse sorridendo, voleva fortemente trasmettere che, invece, lo ricordava eccome. Ben si accarezzò la guancia sulla quale spuntava un accenno di barba e sorrise a sua volta. “Avevo pensato che potevamo fare stasera, ti va?” “Sicuro.” Il giovane atleta volò letteralmente verso lo spogliatoio. Si fece la doccia e la barba contemporaneamente. Cavolo che fottuta fortuna. È proprio venuto lui, di sua spontanea volontà. Mica lo ha costretto nessuno? Uffa ma perché mi illudo, è solo carino con me non significa niente. Ma per quanto cercasse di buttare acqua sul fuoco, l’idea di passare una serata da solo con lui lo elettrizzava. Salutò i compagni e, allegramente, si diresse alla macchina. “Lasciala qui, ti riporterò io a prenderla, andiamo con la mia ok?” “Ok!” Un viaggio sulla decappottabile sportiva di Ben, già da solo valeva tutte le aspettative di Cameron. Di nuovo questa sensazione di benessere, di nuovo sto sulle nuvole. Osservò incantato il profilo dell’autista: appariva spavaldo e al contempo tenero, una miscela esplosiva.
6.30 PM
Frank Chino Resturant
“Cosa vogliamo ordinare?” ”Fai tu per me va bene tutto, tanto con la fame che ho mangerei anche il cameriere.” “Meglio di no, la pettorina ti resterebbe sullo stomaco” Big rispose alla battuta con un sorriso eccitato. E il sorriso dell’altro si abbatté su di lui come una catastrofe incombente. Dio quanto mi piaci quando ridi! Il modo in cui pieghi le labbra…dio se te le sbranerei quelle labbra, subito! Benjemin ordinò per entrambi. Verso il terzo bicchiere di vino, la testa cominciò a dolergli. “Ti piace il bordeaux?” “È bordeaux? Scusa che vuol dire? Io non m’intendo tanto di queste cose.” “È uno dei vini francesi maggiormente conosciuti ed apprezzati in tutto il mondo. Ti piace?” ”Molto” ma lo disse con poca convinzione, e si toccò le tempie. Oddio ho la testa che mi scoppia! “Che c’è, ti senti male?” “Mi sta per venire un’emicrania di quelle pazzesche!” “Cavolo mi dispiace!” “Mica è colpa tua, c’è qualcosa che non va nella mandibola. Sembra che sia spostata o qualcosa del genere” aggiunse affranto e un tantino intimorito “per questo motivo dovrò mettermi un apparecchio, sai di quelli che si mettono ai ragazzini?” Ben non sorrise, sembrava seriamente preoccupato per lui. “Meglio che andiamo via se non ti senti bene.” “No assolutamente, ce la posso fare!” “Insisto!” e così dicendo chiese frettolosamente il conto. Non avevano neanche consumato il famoso antipasto, specialità della casa.
7.30 PM
Nella macchina di Benjemin
B.F guardò Benjemin che pur essendo al posto di guida da qualche secondo, non accendeva la macchina. Lo studente dell’UCLA si voltò verso di lui. Senza preavviso gli accarezzò le tempie con le dita. “Se ti massaggio, pensi che ti aiuterà a stare meglio?” domandò. “Come no! Cioè di sicuro non mi fa stare peggio!” rispose impacciato. ”È già qualcosa” per qualche secondo Cameron riuscì a non pensare al terribile mal di testa, e soprattutto, alla sfortuna di non aver passato la serata dei suoi sogni. Il suo sguardo era stato rapito da due perle incantatrici. “Prova a chiudere gli occhi e rilassati, forse ti sentiresti meglio.” ”In realtà mi aiuterebbe sdraiarmi, mi è già successo altre volte” Ben non lo lasciò nemmeno finire di parlare che si piegò dalla sua parte per abbassare il sedile. In un decimo di secondo, il cestista si ritrovò a fissare il soffitto dell’auto. E il viso del compagno a un soffio dal suo. “Va bene così?” ”Si si, va bene” Big sperò che l’amico non sentisse il suo cuore battere, che non si avvedesse del colorito rosso come il vino che aveva bevuto a tavola.
0.00 PM
Stanza
Dio che coglione sono, che serata di merda! B.F. si era sparato una ventina di gocce di novalgina. Ora sto meglio, dovrei portare sempre con me l’antidolorifico. E non avrei dovuto esagerare con il vino! Aveva bevuto parecchio nella speranza che l’alcol obliasse la paura di non essere all’altezza. Ma ogni tanto gli tornavano in mente i lati positivi della serata, in particolare il massaggio alle tempie. Mio dio pensavo che il cuore mi scappasse dalle orecchie. Le sue labbra erano talmente vicine alle mie, sarebbe bastato un niente! Un leggero spostamento della testa in avanti e… zac! Ti facevo mio! Come no, vallo a raccontare ad un altro. Cameron sei un vigliacco, non avrai mai il coraggio di affrontarlo, questo sarà il tuo più grande rimpianto. Già rimpiangeva la serata sprecata. Aveva sperato tanto che restare solo con lui avrebbe aperto nuovi orizzonti. Non aveva ancora perso in considerazione la possibilità di provarci, per prima cosa perché troppo impaurito ad ammettere che si sentiva attratto da un ragazzo, ma soprattutto perché convinto di non avere speranza. Con le ragazze non gli succedeva mai. Aveva persino avuto un flirt con la stellina di un noto telefilm per adolescenti. Si pavoneggiava per questo. Ora, la sola idea di quel genere di cose, gli metteva l’angoscia. L’unica cosa che gli interessava era rivederlo, trovarsi di nuovo solo con lui. Non riusciva a pensare ad altro.
10.OO AM Ymc pub
“Che hai combinato ieri dopo la partita?” Cameron era nervoso, stava torturando il tovagliolo aggrovigliandolo con entrambe le mani “Niente di speciale Robin, che vuoi sapere?” ”Ti hanno visto uscire con quel coso, il regista.” ”Chi?” ”Chi ti ha visto?” ”Si… ” “Beh i tuoi compagni di squadra!” “E allora?” ”Niente, ma perché ti scaldi tanto?” ”Per caso sei geloso?” “Basta, ho capito! Ti girano le palle, amico, meglio cambiare aria!” Il ragazzo scazzato si alzò allontanandosi da lui. Ma sì, che se ne vada. Pensò B.F. sempre più depresso. Continuava a fissare la porta nella speranza di veder entrare Ben. Niente. Tanto valeva seguire un paio di lezione e recarsi agli allenamenti. Per qualche giorno non ebbe notizia di lui. Pensò che lo studente dell’UCLA fosse tornato all’università. A pensarci bene non si erano nemmeno scambiati il numero di telefono. Che scemo sono stato! Almeno quello potevo chiederglielo! Ma cazzo ha una ragazza! Inutile pensarci. Più cercava di imporselo, più gli tornavano alla mente le fossette ai lati della bocca quando rideva. E più moriva dalla voglia di rivederlo. E poi passarono due settimane. Di nuovo allo Ymc pub, questa volta a Big giravano per un motivo diverso: era giunto il disgraziato giorno in cui avrebbe messo l’apparecchio! “Sei depresso per l’appuntamento dal dentista, vero amico?” ”Non me lo ricordare” rispose soffiando dentro la cannuccia che conteneva il cappuccino. “Tra quanto?” ”Mezz’ora.” “Non dovresti sporcarti i denti allora!” ”Passerò a casa a lavarli, anzi ora che ci penso ci vado direttamente!” e così fece.
10,30 AM
Campus
Big Feet all’uscita del tetro palazzo che lo ospitava, si scontrò letteralmente con Ben. Lo fissò incredulo per qualche secondo. “Ben, che ci fai qui?” ”Sono tornato e volevo salutarti!” ”Quando?” ”Ora.” Aggiunse toccandosi la peluria sotto il mento: “te ne stai andando via di corsa, hai da fare?” ”Purtroppo sì, vado a mettermi quel coso orrendo, l’apparecchio.” Un sorriso affettuoso si allargò sul volto del giovane regista. “Se ti va ti accompagno io.” B.F. non poteva credere alle sue orecchie, era felice ma disorientato. Appena giunto in città il ragazzo dei suoi sogni, e pure dei suoi incubi, era piombato nel campus di proposito per vederlo! E ora gli offriva un passaggio allo studio medico. Che scarogna! Ora sarà il primo a vedermi con il sorriso d’acciaio. Quel pensiero faceva a botte con la sua espressione, gongolante, all’idea di passare un po’ di tempo assieme a lui. Però avercelo vicino è… è, ok vale la figuraccia! ”Va bene amico, accetto il passaggio.”
Ritorno al campus
1.30 PM
B.F. si toccava la mandibola dolorante. Non riusciva a respirare normalmente, figuriamoci a parlare! E quella sua angoscia era ad uso e consumo dello sguardo impietosito di Ben che, al volante del suo fuoristrada, lo stava riportando al campus. “Va un pochino meglio, ragazzo?” Big scosse la testa come diniego. Avrebbe voluto affondare il volto sulla T-shirt color grigio perla e respirare l’odore buono che emanava per ore, giorni forse. Invece s’ appoggiò allo schienale sospirando. Ben allungò il braccio e gli prese la mano, la strinse con forza. “Su, vedrai che tra qualche giorno ti sembrerà di averlo da sempre!” ”Come no!” ruminò B.F. cercando di dissimulare l’emozione per il gesto appena compiuto dall’amico. Ben mi sta stringendo la mano, cazzo! Le dita erano intrecciate, e Big pregò un dio qualsiasi che il suo palmo non sudasse troppo. Impresa poderosa non farsi trascinare dagli eventi. I due giovani restarono con le mani intrecciate come fidanzatini fino al campus. Ben parcheggiò di fronte agli alloggi che ospitavano gli studenti del politecnico tra cui B.F. e Robin. Cameron avrebbe voluto dirgli di salire, ma non era troppo sicuro di riuscire a parlare. Così si limitò ad un gesto edulcorato: gli tirò la mano che l’altro ghermiva, un gesto muto che diceva, sussurrava, ribadiva e, supplicava: scendi! Vieni con me! Inseguimi fino in capo al mondo! E Ben non fece finta di non capire. 3.00 PM
Stanza
“Volevo farti vedere il grosso delle riprese, ormai è solo da tagliare e montare” affermò Benjemin guardandosi distrattamente intorno. B.F. scansò due paia di magliette sudice, una sua e l’altra di Robin e, con un calcetto, occultò dietro un mobiletto della cucina, un reggiseno a balconcino dimenticato da questa o quest’altra cheerleader. “Tu mi dici quando e io vengo.” ”Sono a disposizione anche adesso se vuoi. Ehi! Ma lo vedi che se vuoi ci sai parlare con quel coso!” B.F. imbarazzato si coprì la bocca, lo sguardo intrigante dell’amico lo faceva sentire nudo come un infante al mondo da una manciata di secondi. “Mi sento l’essere più brutto e straziato della terra!” ”Ma finiscila di dire stronzate! Non cambia niente.” “Cambia e come” biascicò, “sono ridicolo”. Gli occhi di Benjemin si fecero intensamente azzurri. “Sei bellissimo Cameron, ci pensavo proprio mentre guardavo quegli spezzoni di riprese. Hai mai pensato di fare cinema?” B.F. si guardò le punte delle Nike, impacciato. “Non prendermi per i fondelli” replicò. Poi riuscì a guardarlo in faccia e, ostentando una sicurezza che non aveva, affermò: “Tu piuttosto, perché non ti metti davanti alla cinepresa? Potresti passare per un divo di Hollywood senza problemi… “ Ad entrambi, ci vollero alcuni secondi per digerire la frase appena pronunciata che galleggiò nell’aria come una nuvola di cipria. Il quasi-silenzio fu reso audace dalla musica che proveniva dalla stanza accanto. Mick Hucknall dei Simple Red cantava soavemente -You Make Me Feel Brand New- Tu mi fai sentire nuovo di zecca. E in quel preciso istante si sentivano davvero nuovi di zecca, come se per qualche secondo non si trovassero più a Berkeley, in una stanza del Campus, ma in un’altra atmosfera. Una galassia lontana di cui ignoravano l’esistenza. E senza sapere quando sarebbero tornati con i piedi per terra. Cameron si piegò in basso verso il volto dell’amico, appoggiò le mani sulle sue spalle. E proprio mentre le labbra di Ben invadevano il suo campo, il trillo maligno del cellulare echeggiò nell’aria rifacendoli piombare immediatamente sulle fauci della terra. “Pronto” rispose Ben infastidito. “Sì, tranquilla ti vengo a prendere io.” B.F. intuì subito chi fosse. Che tempismo! Pensò sentendosi sprofondare in un vortice senza fine. E se fino a qualche attimo prima quel vortice gli era sembrato il giardino dove cogliere i frutti della felicità, ora lo stesso giardino era parco di grazie ma in compenso abbondavano i parassiti. “Devo andare, amico.” “Ok” rispose moggio il padrone di casa. Lo accompagnò fino alla porta, prima di sparire dalla sua visuale, Benjemin gridò: “Ti aspetto stasera alla sala cinema per guardare le riprese” Big non fece nemmeno in tempo a rispondere che l’altro era stato inghiottito dalle scale. E per qualche attimo tornò ad assaporare il frutto proibito.
Sala cinema
8.30 PM
B.F. ci provava a non pensare all’apparecchio, ma le risatine dei suoi amici, le prese per i fondelli che gli avevano riservato durante il pomeriggio, ancora gli risuonavano in testa. Ma se Ben aveva detto che era comunque accettabile, doveva fidarsi. Voleva fidarsi. Ci stavamo per baciare, non posso crederci! Si ripeté sperando di scrollarsi quell’emozione di dosso prima del nuovo incontro. Eppure c’erano stati attimi in cui aveva messo in dubbio questa possibilità. Se quella ragazza non avesse avuto campo, se avesse perso tempo con un’amica, se semplicemente avesse chiamato 5 cazzo di minuti dopo, pensava, chi mi dice che Ben avrebbe accettato le mie labbra sulle sue? Probabilmente ho preso un abbaglio! Non voleva lasciarsi baciare sul serio. Si torturò a lungo finché, benedetta o maledetta, arrivò la sera e l’appuntamento che temeva come il patibolo ma di cui non avrebbe fatto a meno nemmeno se gli fosse costato il patibolo stesso! Camminò a testa bassa lungo lo spoglio corridoio che immetteva alla sala cinema. Prima di spingere la porta, provò ad origliare per qualche secondo per scorgere la presenza o meno di qualcuno. Aprì. Ben non c’era, in compenso il proiettore era acceso, tutto lasciava presupporre che fino a qualche minuto prima qualcuno si fosse preoccupato di accenderlo. Ben, forse, o chi altri se no? Ciondolò su un piede e poi sull’altro. Alla fine decise di sedersi nell’ultima fila dove erano stipate le sedie ripiegabili. Il cuore quasi si fermò quando due mani sconosciute gli ghermirono gli occhi occludendogli la vista. “Dì la verità, volevi sbirciare prima da solo?” “Ma dove eri?” “Sono andato al bar a prendere da bere, ho fatto male?” “No di certo, amico! Pensavo di essere in ritardo o in anticipo. Comunque non importa, ora sei qui… “ ”Già… sono qui… “ ripeté Benjamin sospirando. Scavalcò la fila di sedie e prese posto accanto a lui. “Pronto?” ”Uhm uhm” rispose cercando di guardare il più in fondo possibile agli occhi chiari. Ben, sorridendo, prese il telecomando e spinse start. Un gruppo nutrito di ragazzi di colore avanzava minacciosamente verso la telecamera. Qualcuno gridava frasi oscene. “JB Simpson è proprio un animale!” “Perché ancora non hai sentito il rutto di Richimond!” “Oddio, ho paura!” a mo di ripensamento aggiunse “ma inserirai proprio tutto?” ”L’idea è di mostrare anche i lati meno nobili, per così dire.” ”Una specie di reality?” ”Farò finta di non aver sentito” rispose il regista sogghignando. Improvvisamente lo schermo fu invaso dalla figura di un ragazzo bianco piuttosto attraente. I capelli umidi tagliati corti rilucevano sotto la luce vivace dello spogliatoio. Il belloccio sorrise, un sorriso che avrebbe disarmato anche Al Qaeda. Un sorriso che concedeva al cameraman o per il mondo intero? “Non… lasciare pure questo! Anzi no, lascialo! Servirà a ricordarmi che ho avuto anch’io una dentatura senza ferraglia!” ”Lo lascio sicuro. Sei la parte migliore. E devi vederti durante gli allenamenti, ti sei distinto.” In effetti la presenza di B.F. nelle inquadrature di Ben era quasi imbarazzante. In pratica c’era nel novanta percento dei quaranta minuti di filmato. “Penseranno che sei razzista ad inquadrare di continuo l’unico bianco della squadra.” ”Non sei l’unico bianco c’è pure Benitez.” ”Non centra, Benitez è ispanico.” ”Non mi frega se mi daranno del razzista, quello che ho in mente farò” concluse sicuro di sé. La stanza buia fu illuminata all’improvviso. Un inserviente chiese spiegazioni, Benjamin rispose piuttosto seccamente. Quando l’intruso se ne fu andato, come se niente fosse circondò col suo braccio destro le possenti spalle di Cameron. “Insomma, non mi dai un giudizio senza peli sulla lingua?” ”Che vuoi che ti dica… si vede che ci sai fare con quella telecamera in mano!” biascicò imbarazzato. “Come te con il pallone in mano” e così dicendo lo accostò a sé quel tanto per lasciar planare le labbra su quelle di B.F. Ma non durò molto. Imbarazzato si scansò. Guardando dall’altra parte mormorò quasi impercettibilmente scusa. L’altro si avvicino a lui. Gli baciò il collo nel punto in cui pulsava la giugulare. “Non ti devi scusare… “ e come se fosse con una cheerleader, come se fosse la cosa più naturale della terra, gli ghermì il volto tra le mani e tornò a catturare le labbra. Il bacio, questa volta vero, con le labbra schiuse, aumentò lentamente fino a giungere a destinazione nell’attimo in cui la lingua di Ben entrò in collisione con l’apparecchio dentale. Rosso in volto, un po’ per l’imbarazzo e un po’ per l’emozione, fu il turno di Big Feet di scusarsi! “Perché ti stai scusando?” ”Lasciamo perdere… “ biascicò chiudendosi a riccio. Benjamin percepì la freddezza dell’altro ed entrò in paranoia. “Lo sapevo che non era una buona idea” quella frase ruppe il silenzio. Cameron avrebbe voluto rispondere con una frase brillante. Sarebbe soprattutto voluto tornare a baciarlo. Ma restò inerte come paralizzato. Incapace di andarsene ma anche di restare. A quel punto fu Ben ad alzarsi. Cominciò a camminare in tondo attorno le sedie come se arringasse un’immaginaria giuria. “Voglio dirti… cazzo non mi era mai successo… “ ”Di baciare un playmaker?” ecco questa m’è venuta bene, pensò riferito alla battuta. E così elucubrando si alzò a sua volta. “Esatto: un playmaker, un mio attore. Uno studente di Berkeley. Uno studente… un ragazzo… un uomo… uno che ha come nome un buffo diminutivo riferito ai suoi pie…” B.F. non gli diede neanche il tempo di finire la frase che lo strinse tra le braccia e lo scagliò addosso al morbido muro insonorizzato. Ben sentì i rilievi a rombi a contatto con la sua testa. Ma sentì soprattutto la passione di Cameron. Tutta la sua passione mentre gli baciava la bocca non disdegnando capatine rapide in giro: il mento, il pomo d’Adamo, gli occhi, le guance, ancora il collo, la fronte… E lo abbracciò a sua volta. B.F. si piegava verso il basso, eppure sentiva la consistenza diversa, così diversa da una donna. Già, solo la forza che Ben imprimeva a quell’abbraccio era differente da quello di una donna. A meno che non si fosse trattato di una lanciatrice di giavellotto o del disco. Ma, ora che ci pensava, B.F. aveva sempre prediletto le piccolette o, in ogni caso, quelle magre. Anche se doveva chinarsi un pochino per baciare Ben, era consapevole che fosse tutta un’altra storia. E si sentì felice, inquieto ma felice. Per la prima volta in vita sua stava sperimentando l’esaudirsi di un desiderio. Restava da capire se si fosse trattato del desiderio giusto. “Mi piaci un sacco, bellezza… “ esalò. Ben rispose con un gemito soffocato. Ma doveva dire qualcosa, provarci almeno! Era lui il più –adulto- dei due, e pure quello che aveva una fidanzata di cui tenere conto. “Mi piaci anche tu. Sì mi piaci, però… “ ”Però?” ”S’è fatto davvero tardi… “ ”Devi andare dalla tua ragazza, giusto?” ”È venuta appositamente da Los Angeles per stare con me.” ”Mi fa piacere… “ “Non farmi sentire in colpa… “ “Ma io non voglio farti sentire in colpa è che… “ ”Cosa?” ”Niente, andiamo!” ordinò. Non si curò nemmeno se Ben lo stesse seguendo, spinse la porta e si allontanò dalla sua felicità.
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